Vegetalmente Sani

Colazione italianaColazione italiana Confesso di essere un po’ allarmato dall’ultimo rapporto sulla Salute degli italiani presentato qualche settimana fa a Roma al Policlinico Gemelli.

Direte: ma che sei, un buon pastore? No sono uno che si occupa di gastronomia, di ruralità, di sociologia ed economia della campagna e, seguendo i dettami di Brillat Savarin, sono persuaso che attraverso il cosa e come mangiamo si possano decrittare le mutazioni della qualità del nostro vivere.


Perciò in quel rapporto ho trovato una statistica allarmante che mi pare sia però paradigmatica dei guasti che stiamo vivendo in questi mesi di cupezza. Si riducono – avvertono i ricercatori – le porzioni di frutta e verdura consumate dagli italiani mentre aumentano esponenzialmente gli psicofarmaci ingurgitati.


Su questo secondo aspetto proprio due giorni fa è suonato l’allarme del Censis che ha constatato un abuso di sostanze psicotrope nei giovani e nelle giovanissime. E non stiamo parlando delle famigerate pasticche da discoteca o degli stupefacenti. Non stiamo parlando di antidepressivi, di anoressizzanti, di eccitanti. Hanno una confusione esistenziale questi ragazzi che si riflette nella loro confusione comportamentale: s’attaccano alla pasticca per non ingrassare, per studiare, per stare svegli, per eccitarsi poi si alimentano in maniera pessima. Ma se la faccenda è gravissima nelle fasce di età adolescenziale e post adolescenziali, purtroppo il decadimento di consumo di frutta e verdura riguarda tutte le età. E la cosa drammatica è che indotto dalla condizione economica sempre più precaria che ha fatto crollare i consumi alimentari.


Ne ragionavo – ecco perché vi scrivo di tutto questo in ’Berta Filava’ – alcuni giorni fa a Loreto: sì dove c’è la Santa Casa della Madonna e che è considerato il secondo luogo di culto più visitato in Italia. In quella città marchigiana (bellissima, come gran parte delle Marche che ancorché in maniera inconsapevole hanno conservato un paesaggio agrario) il Comune e l’Inps (in realtà è l’ex Inpdap) hanno varato un progetto durato un anno e che si replicherà di assistenza agli anziani – e segnatamente ai non autosufficienti – per fare con i nonni dell’educazione alimentare. I risultati sono stati buonissimi: i nonni e le nonne sono stati riacculturati su cosa e come mangiare per stare meglio. E mi ha fatto specie constatare come una piece in vernacolo giocata sulla differenza di mensa tra contado e paese abbia ripercorso filologicamente i fondamenti di una buona alimentazione.


Dunque basterebbe mangiare come insegnavano le nonne per stare un po’ meglio. Da quell’esperienza ho ricavato la convinzione che bisogna far presto a far diventare l’educazione alimentare materia obbligatoria nelle scuole, ma anche la necessità di procedere ad una generale rialfabetizzazione alimentare. Devo dire che su questa strada alcune catene di distribuzione nazionale – forse perché insidiate nei fatturati dai discount o perché espressione di una ’economia sociale’ – stanno cominciando a darsi da fare. E attingono guarda caso alla mensa delle nonne.


Intanto vi do un primo consiglio: non abbandonate mai la proporzione un mezzo, un quarto, un ottavo e un ottavo. Mettetevela a mente é facile: 50 di carboidrati, 25 di vitamine, 12 di grassi e 12 di proteine. L’adagio di mia nonna era: colazione da re, pranzo da principi, cena da poveri. Che poi vorrebbe dire mangiate di più quando consumate di più. I carboidrati meglio da mane a sera, la frutta e la verdura sempre, le proteine la sera perché il corpo le usa come mattoncini e durante il riposo si ricostituisce. Non saltate i pasti: non fa bene e vi dà l’illusione di essere più leggeri o di dimagrire, ma in realtà vi moscia i muscoli. Detto questo cominciate a contare le calorie. Diciamo che per un adulto ai tempi nostri 1500 sono sufficienti.


Ma non voglio parlarvi di diete. Non è il mio mestiere. Voglio invece invitarvi a considerare che siccome state andando alla fatidica prova costume questo è il momento giusto per usare la frutta. Primo consiglio di mia nonna: non ci dava quasi mai la frutta sic et simpliciter. Cercava di farcela mangiare sempre accompagnata da una minima fonte di proteine o di grassi. Questo nell’empirismo delle nostre nonne serviva a fare in modo che ne mangiassimo in buona quantità, la scienza della nutrizione ha invece dimostrato che se la frutta si assume con un po’ di proteine o di grassi si fa lavorare di più la tiroide e questo aiuta a smaltire più in fretta lo zucchero contenuto nella frutta abbasandone l’indice glicemico che è il vero parametro per stabilire qual è la frutta più amica della linea.

Vi dico subito che per esempio usare la frutta nella cucina salata dà una grande mano. Ma veniamo alla frutta che vi consiglio di mangiare. In testa ci sono in questa stagione i meloni che hanno pochissime calorie e poco zucchero ma un alto potere saziante, idem dicasi per le ciliegie (che in più hanno un’azione cardioprotettrice davvero importante) e per le fragole. Ovviamente alla stessa categoria appartengono le angurie.


Le mele hanno tanto zucchero ma un basso indice glicemico. Così imparate a metterle nelle insalate oppure a rompere la fame con uno spuntino di pere e ricotta . Per esempio l’insalata di arance – ma questo vale anche per le pesche – ala siciliana con un’acciuga, un po’ di capperi un giro d’olio è un piatto perfetto per stare in linea, godere gastronomicamente ed avere un giusto apporto di sali minerali, di vitamine e pochi grassi. Se ci mettete anche un po’ di finocchio e un po’ di cipolla state da Dio.


Una dieta – in senso di regime alimentare – che preveda, che so, un pranzo con un risotto alle ciliegie e o alle fragole, un’insalata mentre, a colazione avrete consumato un caffè con un po’ di latte e qualche fetta biscottata o uno yogurt e una ventina di ciliegie fresche e a cena un bel pesce ala griglia (meglio se azzurra che così avete anche gli Omega 3) con una buona dose di verdure e della frutta o magari una bella insalata a con gamberetti, una salsina fatta con yogurt magro, pesche a pezzetti ed erba cipollina, un cucchiaino di senape è un regime alimentare sanissimo e che vi aiuterà a perdere anche un po’ peso senza avere fame.


Usate la frutta anche come rompiddigiuno durante la giornata privilegiando quella ricca di fibre.
Mia nonna per esempio in primavera ci dava sempre a merenda pane e frutta perché diceva ’dovete depurarvi’. Se fate insalate composte di frutta e verdura e le arricchite con semi di lino, prezzemolo, erba cipollina otterrete ulteriori benefici di: cardioprotezione, stimolo del sistema vegetativo e depurazione


Vi do un consiglio ulteriore. In questa stagione mia nonna cercava di fare inalate di finocchio e di valeriana che ci dava soprattutto la sera. Sapete perché? Perché calmano, aiutano il sonno che spesso nei cambi di stagione è disturbato. Ci crediate o meno, anche una buona dormita – se la cena non è stata pantagruelica e non dovrebbe esserlo mai - aiuta ad affrontare con più soddisfazione la prova costume. Anche se ai tempi di mia nonna usavano quelli a strisce di lana e che parevano dei mutandoni.

 

 


Pubblicato da Carlo Cambri su lIndro.it il 28 Maggio 2012

 


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