Vegetalmente Sani

Una cliente impegnata a comprare frutta e verdura alle bancarelle del mercato copertoUna cliente impegnata a comprare frutta e verdura alle bancarelle del mercato copertoLa crisi economica non mette in pericolo solo il portafogli, ma a rischiare ora è anche la salute degli italiani:

si rinuncia a alimentazione sana e sport troppo costosi, aumentano le cure ‘fai-da-te’ e il consumo di farmaci antidepressivi, le Regioni risparmiano sulla prevenzione e i tagli diminuiscono la risposta dei servizi pubblici.


È quanto emerge dal Rapporto Osservasalute 2011 presentato oggi al Policlinico ‘Agostino Gemelli’ di Roma, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.


Secondo il dossier “salta già agli occhi come gli italiani, pressati dalle restrizioni economiche, comincino a risparmiare su azioni preventive di base quali una sana alimentazione e lo sport. Si rinuncia per esempio a frutta e verdura, che diventa un lusso per pochi: per la prima volta dal 2005, si registra un calo del numero di porzioni consumate/giorno: -4,8% contro 5,7%, dato che era rimasto grosso modo stabile fino al 2008. A mangiarne di più sono coloro che spesso consumano i pasti a mensa che si conferma come luogo maggiormente associato al consumo di verdure, frutta e ortaggi.


Gli italiani inoltre, se costretti a fare economia, tagliano dove possono e cercano risposte rapide al moltiplicarsi dei piccoli disturbi: sempre più spesso lo fanno a spese proprie.
Risulta così aumentato il consumo di farmaci antidepressivi, cresciuto di oltre quattro volte in una decade (da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010), effetto anche di un disagio diffuso dilagante scatenato dalle difficoltà socio-economiche.


In ogni caso, secondo il Rapporto Osservasalute 2011 la salute degli italiani resta tutto sommato ancora buona grazie alla ‘rendita’ a loro disposizione merito, per esempio, della tradizione della dieta mediterranea. Ma, come tutte le rendite non ben gestite, rischia di erodersi rapidamente: gli italiani, dice il dossier, sono infatti sempre più grassi (nel 2010 il 45,9% degli adulti è in eccesso ponderale, contro il 45,4% del 2009), anziani (aumentano le persone dai 75 anni in su, che rappresentano il 10% della popolazione contro il 9,8% della scorsa edizione del Rapporto) e colpiti da malattie croniche.


Per di più le scelte in ambito di politica sanitaria rischiano di peggiorare le cose. “Le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria - dice il professor Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute e dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma - hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria già dal 2012; all’introduzione di ulteriori ticket; a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità, infanzia, e altri aspetti che vanno poi a incidere sulla nostra salute”.


Peraltro i tagli non riducono l’inappropriatezza di molti interventi sanitari (quindi gli sprechi), né migliorano la qualità delle cure, anzi appesantiscono ancor più le liste di attesa. Nel triennio 2007-2010 l’effetto dei tagli ai servizi e ai farmaci ha portato a una diminuzione del 3,5% della spesa pubblica per i farmaci, determinando però un incremento della spesa privata per i soli farmaci del 10,7%. E nel futuro sarà sempre peggio: è stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse necessarie per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici, che presumibilmente il Ssn avrà a disposizione.


GRASSO NON E' BELLO - Nonostante la crisi economica stia ‘tagliando’ i consumi, non si stringe la cinghia dei pantaloni degli italiani: la popolazione del Bel Paese, infatti, è sempre più grassa e continua a crescere, anche se di poco, la percentuale di italiani che ha problemi con la bilancia: nel 2010, oltre un terzo della popolazione adulta (35,6%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (10,3%).


Complessivamente, il 45,9% delle persone sopra i 18 anni è in eccesso ponderale (era il 45,4% nel 2009). Particolarmente preoccupanti i dati sui bambini in sovrappeso o obesi: la prevalenza è pari, rispettivamente, al 23% e all’11% dei piccoli da 6 a 17 anni, con valori più alti nelle regioni del Centro e del Sud del Paese.


Confermato il gradiente Nord-Sud: le regioni meridionali presentano più persone in sovrappeso, con il testa il Molise al 41,8% e la Basilicata al 41% ed obese (Basilicata 12,7%, Puglia 12,3%) rispetto alle regioni settentrionali. Confrontando i dati con quelli dell’anno precedente si osserva in diverse regioni, sia al Nord che al Sud, una tendenza all’aumento delle persone in sovrappeso, soprattutto in Valle d’Aosta (31,7% vs 35,2%), in Sardegna (32,3% vs 35,7%) e in Friuli Venezia Giulia (34,5% vs 38%).

 

 


Pubblicato su Quotidiano.net il 23 Aprile 2012

 


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