Vegetalmente Sani

Lo sciopero dei tir ha portato con sé un'ondata di speculazioni. Oltre ai disagi nel trasporto dei beni deperibili, infatti, le famiglie italiane dovranno affrontare un aumento di ortaggi, frutta e verdura, con picchi del 200%. Appello di Confagricoltura: «Basta con le guerre tra poveri»

Rincari del 200%. Questo l’effetto dello sciopero dei tir, che a portato un’ondata di speculazione, in particolar modo per i beni deperibili come ortaggi, frutta e verdura, che le aziende non riescono a trasportare.

 

L'allarme è stato lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, fortemente preoccupata per uno scenario che rischia di avere effetti deleteri per le tasche ma anche per la salute dei cittadini che, nella corsa all’acquisto, rischiano di comprare prodotti scaduti.


Le zucchine, che poco meno di una settimana fa venivano vendute al dettaglio a 3 euro al chilo, hanno toccato quota 7,50. Stesso discorso per le insalate, passate da 2 euro/kg a 4,30 euro/kg, per le melanzane, da 2,50 euro/kg a 3,50 euro/kg, per i cavolfiori da 1,50 euro/kg a 2,50 euro/kg. Stessa cosa per la frutta di stagione come le arance che sono rincarate del 100% (da 1 euro/kg a 2 euro/kg), le mele da 1,20 euro/kg a 2,10 euro/kg e le pere da 1,30 euro/kg a 2,30 euro/kg. I pochi agricoltori che riescono a trasportate le loro produzione vendono alle stesse quotazioni di un mese fa.


Spesa a rischio in tutta Italia

«Nei mercati di Roma manca il pesce, oggi c'è pochissimo prodotto. Oltre al blocco dei tir, la causa é anche lo sciopero delle marinerie di Anzio, Gaeta, Terracina e Civitavecchia». Lo afferma il presidente dell'Upvad, Confcommercio di Roma, Franco Gioacchini. «Sui banchi i prezzi del pesce non sono aumentati - sostiene Gioacchini - il problema è che ce n'è pochissimo. Noi che siamo l'ultimo anello della catena della distribuzione, quando mancano i prodotti, ne risentiamo molto. Per questo, pur condividendo le ragioni della protesta, quando viene fatta nella legalità, speriamo che questi disagi finiscano presto».


Sono ben 50mila le tonnellate di prodotti alimentari deperibili al giorno tra latte, fiori, frutta e verdura che rischiano di essere buttati, mentre nei negozi e supermercati le ultime scorte saranno esaurite entro un paio di giorni, anche se già adesso mancano molti prodotti e si registrano speculazioni al consumo sui prezzi.

Sergio MarinoSergio Marino
Questi i motivi della mobilitazione "Coraggio Italia", che ha portato gli imprenditori agricoli a regalare nelle piazze frutta, verdura, uova e latte rimasti bloccati nelle aziende agricole e nei magazzini a causa dello sciopero. La situazione è particolarmente difficile nei supermercati, fa sapere Coldiretti, dove si è interrotta la catena per l'approvvigionamento, mentre è migliore nei mercati rionali e nei mercati degli agricoltori, dove sono gli stessi produttori agricoli a rifornire i banchi. «In queste condizioni - afferma il presidente della Coldiretti, Sergio Marino  - per sostenere la spesa degli italiani in un difficile momento di crisi, per denunciare il grave danno subito dagli agricoltori e per contrastare le speculazioni sui prezzi di vendita dei prodotti, gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito lungo tutta la penisola centinaia di quintali di frutta e verdura e migliaia di litri di latte e uova.

Peraltro, nonostante le difficoltà alla circolazione c'è l'impegno per i prossimi giorni a garantire gli approvvigionamenti nei mercati degli agricoltori di “Campagna Amica”, dove si trovano solo prodotti locali a chilometro zero che non devono subire lunghi spostamenti e dunque hanno prezzi calmierati».


L'appello di Confagricoltura

La giunta di Confagricoltura fa un appello: «Basta con le guerre tra poveri. Il Paese è fragile, l'agricoltura è in ginocchio e tutta la filiera agroalimentare rischia il collasso». Sulle piazze del Nord Italia, raggiungibili dai competitor stranieri, le produzioni ortofrutticole siciliane e meridionali sono state rimpiazzate da quelle spagnole, con aumenti dei prezzi al consumo del 15%.


La situazione resta dunque difficilissima, con blocchi in molte zone d'Italia, la Sicilia sotto assedio, sempre più isolata, che non riceve adeguati approvvigionamenti e la Calabria, in cui il latte munto non può essere consegnato, con milioni di litri di cui è impossibile anche lo smaltimento come rifiuti. Problemi anche nell'approvvigionarsi dei mezzi di produzione: in Emilia Romagna cominciano a scarseggiare nelle stalle i mangimi necessari per l'alimentazione del bestiame. Da un lato mercati senza prodotti, dall'altro gli agricoltori costretti a distruggere i loro beni deperibili.

 

 


Pubblicato ItaliaATavola.net il 26 gennaio 2012

 


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